Episodio 1 — Il profumo prima del profumo
Storia del profumo significa, prima di tutto, storia di un gesto umano molto antico: bruciare, ungere, purificare, lasciare nell’aria qualcosa che non si vede, ma si sente. Prima di diventare una scelta personale, prima ancora di abitare flaconi, vaporizzatori e case eleganti, il profumo è stato fumo, resina, olio, offerta.
Non nasce come semplice ornamento. Nasce come pratica. Come linguaggio. Come modo per avvicinare il corpo a una dimensione più alta, oppure per rendere uno spazio più adatto al rito, alla cura, alla presenza degli altri.
L’origine stessa della parola profumo viene spesso collegata al latino per fumum, cioè “attraverso il fumo”. È una radice che racconta bene il legame iniziale tra materia odorosa, combustione e ritualità. Il profumo, in questa forma primordiale, non era qualcosa da indossare: era qualcosa che saliva. Una sostanza che, bruciando, cambiava stato e occupava l’aria.
Tra le testimonianze più interessanti della profumeria antica c’è quella di Tappūtī-bēlat-ekallim, figura attestata in una tavoletta cuneiforme medio-assira. La fonte è importante perché non parla genericamente di “amore per i profumi”, ma di una vera ricetta: un olio profumato destinato al re, attribuito alla bocca di Tappūtī, indicata come profumiera. È un dettaglio prezioso, perché mostra che già nel mondo mesopotamico la preparazione di sostanze odorose richiedeva competenza, procedimento, memoria tecnica.
Conviene però evitare un errore abbastanza frequente: trasformare Tappūtī in una specie di personaggio mitologico moderno, caricandola di significati che le fonti non consentono di provare. Quello che possiamo dire con ragionevole sicurezza è già molto: esiste una testimonianza scritta di profumeria assira, legata alla corte, alla preparazione di oli e a un sapere formulativo. Non serve aggiungere leggenda quello che sappiamo con certezza è già così affascinante.
Storia del profumo
Nell’antico Egitto il profumo aveva un ruolo ancora più ampio. Secondo la UCLA Encyclopedia of Egyptology, i profumi egizi erano spesso a base grassa; tra gli ingredienti più citati nei testi compaiono incenso, mirra, cannella, cassia e cardamomo. Questo significa che siamo lontani dall’idea moderna di profumo alcolico, volatile e nebulizzato. La profumeria egizia era più vicina all’unguento, all’olio, alla sostanza che aderisce alla pelle e accompagna il corpo.
Il profumo, però, non apparteneva solo alla persona. Apparteneva anche agli spazi. I materiali aromatici, in particolare l’incenso, erano usati nei riti religiosi e funerari. Nell’antichità l’incenso aveva spesso un valore sacro, connesso agli dèi, alla vita eterna, alla separazione tra il mondo ordinario e quello del rito. In questo senso la storia del profumo non è mai soltanto storia della pelle. È anche storia dell’aria condivisa.
C’è poi un elemento meno poetico, ma decisivo: la produzione. Il profumo antico non era solo immaginazione, era anche lavoro. A Pyrgos, nell’isola di Cipro, la Missione Archeologica Italiana del CNR ha portato alla luce quella che viene indicata come la più antica fabbrica di profumi nota nel Mediterraneo, datata al II millennio a.C. Le fonti dei Musei Capitolini e del CNR collegano il sito alla lavorazione dell’olio e alla produzione di profumi, anche attraverso ricostruzioni sperimentali di fragranze antiche.
Questo dato cambia un po’ la prospettiva. Il profumo non è soltanto una scia elegante lasciata nella storia dai palazzi e dai templi. È anche filiera, materia prima, contenitore, laboratorio, gesto ripetuto. Dietro l’odore ci sono mani che raccolgono piante, oli che macerano, resine che arrivano da lontano, recipienti che conservano e trasportano.
Nel mondo greco e romano, gli oli profumati accompagnano la cura del corpo e molte pratiche quotidiane. I piccoli contenitori per unguenti e oli, come gli aryballoi greci conservati in importanti collezioni museali, testimoniano quanto queste sostanze fossero parte della toilette, dell’atletica, della vita sociale. Anche qui bisogna resistere alla tentazione di immaginare il passato come una versione semplificata del nostro presente. Non erano “profumi” nel senso in cui li intendiamo oggi. Erano oli, preparazioni aromatiche, oggetti di uso e di distinzione.
La cosa più interessante è che, fin dall’inizio, il profumo sembra vivere su due piani. Da una parte il corpo: ciò che si unge, si cura, si rende gradevole, riconoscibile. Dall’altra lo spazio: ciò che si purifica, si consacra, si rende adatto a una presenza.
Storia del profumo
Questa doppia natura non scomparirà mai davvero. Cambierà linguaggio, cambierà tecnica, cambieranno i materiali. Ma il profumo resterà sempre sospeso tra intimità e atmosfera.
Forse è proprio per questo che ancora oggi ci riguarda. Quando scegliamo una fragranza per una stanza, per un ingresso, per una zona living o per la nostra pelle, compiamo un gesto moderno solo in apparenza. In realtà riprendiamo un’abitudine antichissima: dare all’aria una qualità, un’intenzione, una memoria.

